Coronavirus e Bolsonaro: se questo è un presidente

Martedì sera il presidente brasiliano Jair Messias Bolsonaro è apparso a reti unificate per un discorso alla nazione di circa cinque minuti. Ovviamente ha parlato del coronavirus e ha dimostrato – per l’ennesima volta – di non essere adeguato alla carica che ricopre. Confuso, contraddittorio e comunicativamente non efficace, Bolsonaro non ha espresso una linea politica che, per sua natura, si può condividere o non condividere. Ha semplicemente detto tutto e il contrario di tutto.

Parlando di quello che ha fatto il governo brasiliano nelle scorse settimane, il presidente ha spiegato: «Quello che dovevamo contenere in quel momento era il panico, l’isteria e allo stesso tempo escogitare la strategia per salvare vite umane ed evitare la disoccupazione di massa». Un dilemma che sta affliggendo in queste settimane gran parte degli Stati del mondo, stretti tra l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica. Ma Bolsonaro rivela di avere la ricetta perfetta che tutto il mondo cerca: «Lo abbiamo fatto, praticamente contro tutto e contro tutti. Gran parte dei media è andato nella direzione opposta. Aspettavano esattamente il sentimento di terrore dell’annuncio del gran numero di vittime in Italia per tenerlo come fosse un fiore all’occhiello. Un Paese con un gran numero di anziani completamente diverso dal nostro. Lo scenario perfetto, arricchito dai media, affinché una vera isteria si diffonda in tutto il nostro Paese».

Bolsonaro evidentemente ignora il disastro che sta succedendo in Spagna a causa del coronavirus e ignora anche che l’epidemia non sta colpendo solo la vecchia Italia ma anche Stati ben più giovani. Il presidente continua: «Il virus è arrivato, noi lo stiamo affrontando e passerà presto. La nostra vita deve continuare. I lavori devono essere mantenuti. Il sostentamento delle famiglie deve essere preservato. Dobbiamo tornare alla normalità». Quindi far finta di niente?

E ancora: «Alcune autorità statali e municipali (come per esempio lo stato di São Paulo, che da martedì ha introdotto una quarantena simil-europea, ndr) devono abbandonare il concetto di terra bruciata, il divieto di trasporto, la chiusura del commercio e l’isolamento di massa. Ciò che sta accadendo nel mondo ha dimostrato che il gruppo a rischio è quello delle persone di più di 60 anni. Quindi, perché chiudere le scuole?».

Bella domanda: perché chiudere le scuole? Se non si stesse parlando di un presidente, la cosa a questo punto diventerebbe comica, perché Bolsonaro risponde a se stesso poco dopo: «Dobbiamo stare estremamente attenti a non trasmettere il virus ad altri, in particolare ai nostri cari genitori e nonni». E i giovani, bambini e ragazzi, non possono prendersi il virus a scuola e poi portarlo a casa dai genitori e dai nonni?

Ma il presidente, che si dev’essere lasciato un po’ troppo suggestionare dal fatto di chiamarsi anche Messias, spiega di essere sostanzialmente immune dal virus, nonostante i suoi 65 anni: «Nel mio caso particolare, a causa della mia storia di atleta, se fossi stato infettato dal virus, non avrei dovuto preoccuparmi, non avrei sentito nulla».

A queste parole insensate e ridicole aggiungeteci un paio di riferimenti a Dio e avrete il discorso alla nazione che Bolsonaro ha pronunciato due giorni fa. L’assurdità di quel discorso è talmente grande che se n’è accorto anche il vicepresidente Hamilton Mourão, che ieri ha cercato di metterci una pezza: Bolsonaro «potrebbe non essersi espresso nel modo migliore».

Ora in Brasile si parla di un impeachment a carico di Bolsonaro. Ma anche questo è assurdo. Che stessimo parlando di una persona più adatta a un bar che ai palazzi di Brasilia era chiaro da anni: «Se vedo due uomini che si baciano per strada, li uccido», aveva detto nel 2002. Opinione (si fa per dire) ripetuta poi nel 2011: «Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sarò un ipocrita: preferirei che mio figlio morisse in un incidente piuttosto che presentarsi con un tipo con i baffi». E tornando al 1999: «È il mio consiglio e lo faccio: evado tutte le tasse che posso».

Con Bolsonaro si ripropone un annoso problema che noi italiani conosciamo molto bene: anziché preoccuparsi del suo impeachment, forse bisognerebbe chiedersi prima chi e perché lo ha votato.

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